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alcuni dati
sintomi
comportamenti
come affrontare il
problema
cosa fare
regole utili per i familiari
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NON SOLO DATI |
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Nel
1988 sono stati, in Italia, circa 55.000 i casi di anoressia, mentre i
casi di bulimia (una variante dell'anoressia) sono stati circa 70.000.
Oggi
l'anoressia colpisce circa lo 0,5% dei giovani tra i 14 e i 20 anni
(il 90% dei quali sono ragazze).
L'inizio della malattia avviene, in genere, tra i 12 e i 18 anni.
La
bulimia invece può svilupparsi tra i 12 e i 35 anni (1-2% della
popolazione giovanile).
Benché la maggior parte delle adolescenti possa attraversare degli
"episodi anoressici", la malattia vera e propria colpisce ragazze che
hanno un'età tra i 18 e i 25 anni.
Mortalità delle anoressiche: 15% (per insufficienza cardiaca o renale
o per le infezioni).
Maschi anoressici: l su 50.000 fra i 18 e i 28 anni.
Maschi
bulimici: l su 80.000 fra i 15 e i 24 anni.
L'anoressia è conosciuta a livello scientifico da tre secoli: il primo
trattato medico è stato pubblicato a Londra nel 1694.
Tuttavia, questa malattia esiste da secoli, e quasi sempre è stata
vissuta come forma di protesta nei confronti dell'ambiente sociale.
Il Ministero della Sanità non ha ancora riconosciuto anoressia e
bulimia come malattie sociali.
Il
primo Congresso multidisciplinare su queste malattie si è tenuto a
Montecarlo (maggio 1993). |
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Sintomi
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perdita del peso di 25% o più grande
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intolleranza fredda
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costipazione
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periodo mestruale, assente
·
atrofia muscolo-scheletrica
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perdita del tessuto grasso
·
pressione sanguigna bassa
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cavità dentali
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predisposizione aumentata all' infezione
·
pelle macchiata o gialla
·
capelli asciutti , perdita dei capelli
·
depressione (può essere presente)
conseguenze sotto l’aspetto clinico:
1) iperattività nel comportamento della persona;
2) gonfiore e dolori addominali dovuti all’eccessivo dimagrimento;
3) sensazione di freddo, specie alle estremità;
4) riduzione del ritmo cardiaco, fino a giungere alla brachicardia,
ovvero ad un rallentamento molto forte dei battiti del cuore;
5) ipotensione, ovvero pressione sanguigna bassa, sia per la massima
(sistolica) sia per la minima (diastolica);
6) crescita di una peluria diffusa, il cosiddetto lanugo;
7) ipotonia dell’apparato dirigente (stipsi), ovvero un funzionamento
rallentante di tutti gli organi della digestione;
8) la formazione di petecchie, ossia di piccole emorragie esterne;
9) ulteriori effetti, come la mancanza di mestruazioni nelle donne
(condizione reversibile), caduta dei capelli, pelle secca e squamosa,
mani gialle all’interno per variazione della carotenemia, ossia del
contenuto del carotene nell’organismo, ed infine osteoporosi
(irreversibile).
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Ecco alcuni dei comportamenti che deve mettere in atto chi ha deciso
deliberatamente di "restringere" la propria alimentazione.
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. COMPORTAMENTI |
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Per
combattere la fame durante i "pasti" (ridotti in realtà a modesti
spuntini) mangia il più lentamente possibile, interrompe i pasti non
appena sente un senso di gonfiore anche minimo, o li consuma nello
stesso orario, nello stesso posto e possibilmente da sola.
A volte anche la disposizione dei bicchieri e della posateria deve
avere un preciso ordine, per evitare di perdere il controllo e di
mangiare più di quanto stabilito in partenza.
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Per
combattere la fame tra un pasto e l'altro assume bevande molto calde
che in effetti calmano un po' la fame. Anche l'uso di spezie può
servire allo scopo.
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Mette
in atto quella che si chiama "alimentazione vicaria", cioè sviluppa
il desiderio di veder mangiare gli altri. Forte è quindi la voglia
che i genitori, i fratelli mangino magari proprio ciò che lei si è
proibita.
È frequente inoltre che tali pazienti collezionino ricette di cucina
o preparino da mangiare agli altri. Tutto ciò provoca loro piacere e
sollievo.
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Nei
momenti in cui la fame si fa più intensa compie delle vere e proprie
"abbuffate virtuali", vale a dire immagina di mangiare grandi
quantità di cibo, magari osservando per ore la vetrina di un negozio
alimentare o guardando i cibi disegnati sulle ricette di cucina. I
sogni tipici di un'anoressica riguardano sostanzialmente il cibo.
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Per
superare il senso di colpa per aver mangiato, conta minuziosamente
le calorie ingerite o che avrebbe dovuto ingerire.
Subito dopo i pasti intraprende una frenetica attività fisica
(corre, cammina, balla) col preciso intento di smaltire quanto
ingerito. Ciò fa diminuire enormemente il senso di colpa derivato
dall'aver ingoiato quantità ritenute sempre troppo esagerate.
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Se
ritiene di aver mangiato troppo ricorre a mezzi di compenso come
sputare il cibo, indursi il vomito, usare lassativi e diuretici in
quantità.
-
Per
evitare di aumentare di qualche chilo... meglio dire etto, attua un
autentico controllo sul proprio corpo e sulle proprie forme. Si
guarda spesso allo specchio, si prova vestiti della taglia
desiderata, controlla continuamente il proprio peso sulla bilancia,
si tocca il corpo per sentire le ossa (segno che le cose "stanno
andando bene"). Si accorge se il cinturino dell'orologio stringe più
del solito.
-
Per
evitare le critiche e la disapprovazione dei familiari tende a
nascondere il più possibile il proprio comportamento. È questa
un'ulteriore lotta in quanto i genitori, prima o dopo insospettiti
dall'atteggiamento della figlia, inizieranno a spiarla e
controllarla in ogni movimento.
Lei usa quindi per lo più vestiti larghi, con l'intento di
nascondere la propria condizione fisica, racconta molte bugie su
quanto ha mangiato e su quanto pesa. Nasconderà e getterà via il
cibo anziché mangiarlo.
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Per
evitare le critiche e la disapprovazione di amici e parenti evita il
più possibile i contatti sociali, sia per non dover mangiare con
loro (sarebbe "costretta" a mangiare di più) sia per eludere le
considerazioni sul suo aspetto.
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Infine la grande fonte di soddisfazione di ogni ragazza anoressica è
mantenere il proprio peso o calare un po' ogni giorno. Se qualcosa
va bene, se ottiene un successo, se riceve un complimento, tutto
viene attribuito al suo corpo magro. L'umore pertanto è direttamente
proporzionale al peso e al controllo sul corpo.
Diversamente diventa triste e ipercritica e si considera un
fallimento se aumenta di un etto. La sua autostima e il valore come
persona dipendono quindi esclusivamente dal suo corpo.
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IL PRIMO PASSO PER
AFFRONTARE IL PROBLEMA |
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Bisogna ricordare innanzitutto che l'anoressia è un
grave disturbo che coinvolge l'intera personalità e che nella
maggioranza dei casi ha radici lontane nel tempo.
Non dimentichiamo infatti che si tratta di una malattia a "tempo
pieno" (soprattutto nella sua fase iniziale) che occupa minuto dopo
minuto l'intera giornata di una ragazza, lasciandole poco spazio per
altre attività.
Inoltre l'anoressia presenta a volte lunghi periodi di "incubazione",
in cui non è ancora manifesto il dimagrimento fisico, ma durante i
quali è attivo in fase premorbosa un esasperato perfezionismo, con la
ricerca assoluta di fondare la propria autostima su precise
performance (studio, lavoro ecc.).
Per intenderci, una ragazza che studia dalla mattina alla sera,
consegue risultati eccellenti e riserva un piccolo spazio alle
attività sociali può trovarsi in una fase di incubazione, e solo
quando cerca lavoro o si trova di fronte alle prime grosse difficoltà
può reagire con una chiara restrizione alimentare che la porta a uno
stato di grave emaciazione.
Solo
allora si può riscontrare il suo reale stato di malessere.
Altro fattore da considerare sono gli interventi psicoterapici o
nutrizionali iniziali e attuati nel corso degli anni che si sono
rilevati inappropriati o sbagliati. Questi, essendosi protratti nel
tempo, possono aver cronicizzato la malattia stessa: è il caso in cui
è la terapia stessa a creare più danni che benefici.
Infine un ritardo nell'inizio di un intervento efficace può essere
causato dal problema cosiddetto della "egosintonia", cioè degli
effetti positivi che si manifestano nella fase iniziale della malattia
e che disincentivano la paziente a rivolgersi a uno specialista. Lei
sta bene così com'è, ha raggiunto il suo equilibrio e attraverso la
malattia ha momentaneamente dato una risposta sui suoi numerosi
problemi.
Ecco
allora che la lunga durata della malattia, l'effetto egodistonico,
eventuali interventi psicoterapeutici e nutrizionali sbagliati rendono
spesso complicato capire che cosa fare per affrontare il problema.
Eppure i modi e i tempi in cui si inizia un intervento sono importanti
quanto la terapia stessa.
Cominciare un intervento nel momento sbagliato o, peggio ancora, con
un approccio sbagliato, porta a un insuccesso certo.
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COSA FARE |
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Un genitore non dovrebbe sottolineare troppo spesso l'importanza della
linea, per non rischiare d'indurre la figlia a ricorrere a drastiche
diete.
Verificare
se dietro le troppe ore passate in palestra non vi sia l'ansia di
diventare molto magri.
Se una ragazza sale sulla bilancia più volte in un giorno, è probabile
che il meccanismo ossessivo del controllo sia scattato.
Ritenere
un importante campanello d'allarme il fatto che la ragazza consideri
le sue gambe troppo grasse.
Il rifiuto sistematico di alcuni alimenti e le bugie su quanto si
mangia sono segnali da non sottovalutare.
Osservare se la ragazza passa ore davanti allo specchio senza trovare
un abito che le piaccia (solo perché disprezza il suo corpo).
Possono
apparire preoccupanti anche lo studio eccessivo e la tendenza a
impegnarsi in mille attività intellettuali. L'anoressica non è mai
rilassata.
Analizzare gli atteggiamenti provocatori che la ragazza assume: il
rifiuto del cibo può diventare una forma di protesta contro una
dipendenza (avvertita come eccessiva) nei confronti dei familiari. |
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REGOLE UTILI PER I FAMILIARI
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CIBO
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Non
acquistare cibo particolare per indurre la figlia a mangiare;
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ciascun membro della famiglia decide autonomamente cosa mangiare;
-
nessuno deve essere forzato o limitato a mangiare qualcosa;
-
non
trasformare i pasti in un campo di battaglia;
-
la
persona con disturbo alimentare è responsabile del suo
comportamento;
-
se la
figlia non mangia, delegare il problema al terapeuta e al
nutrizionista della figlia;
-
lasciare che sia la figlia a decidere che cosa mangiare;
-
non
controllare il peso, che cosa mangia, se si abbuffa...;
-
non
cadere nella trappola di nascondere il cibo se presenta
comportamenti bulimici.
COMUNICAZIONE
-
Non
dare consigli e suggerimenti;
-
non
anticipare i bisogni dell'altro: domandare è più sicuro;
-
non
offendere e attaccare la figlia;
-
non
dire che è bugiarda (fa parte della malattia);
-
non
crearle sensi di colpa ("Mi ucciderai se...");
-
non
violarne la privacy;
-
rispettare i ruoli all'interno della famiglia (non trattare la
figlia come un'amica);
-
non
leggere il suo diario, non rispondere al telefono per la figlia;
-
non
prendere decisioni al suo posto
ASPETTO
FISICO
COSE DA
FARE
-
Essere franchi e sinceri, non nascondere niente, nemmeno le
comunicazioni con il terapeuta;
-
dare
fiducia alla ragazza ed evitare di accusarla e rimproverarla per
ogni cosa;
-
favorire la sua autonomia: deve decidere della sua vita (lavoro,
fidanzati, tempo libero);
-
parlare d'altro che non sia cibo;
-
rispettare i confini generazionali (una figlia non è un'amica);
-
fare
i genitori: porre regole chiare e non equivoche;
-
non
entrare nelle questioni personali fornendo consigli e suggerimenti.
I
genitori devono inoltre favorire una corretta espressione delle
emozioni delle figlie.
Sappiamo quanto sia difficile per queste ragazze dire no, esprimere
apertamente il proprio dissenso o manifestare, a volte, le proprie
emozioni positive: diamo quindi un decalogo perché i genitori possano
avere chiare le principali linee guida. |
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